In città siamo abituati a pensare alla luce artificiale solo come a una questione di sicurezza e comfort. Ma per alberi e arbusti la notte illuminata non è neutrale: è un vero e proprio “cambio di stagione forzato”.
Molte specie regolano il proprio ritmo grazie al fotoperiodo, cioè al rapporto tra ore di luce e di buio. Quando un lampione rimane acceso tutta la notte, l’albero percepisce un giorno più lungo di quello reale: può mantenere le foglie più a lungo in autunno, ritardare l’ingresso nel riposo invernale, oppure anticipare germogliamento e fioritura. Nel breve periodo l’effetto può apparire “decorativo”, ma nel medio termine significa tessuti più esposti alle gelate, maggior consumo di energie e, in alcuni casi, maggiore vulnerabilità a parassiti e malattie.


Anche il tipo di luce conta: i LED bianco freddo, ricchi di componente blu, sono particolarmente efficaci nel disturbare i segnali interni delle piante. Per questo oggi si parla sempre più di illuminazione sostenibile, che tenga insieme sicurezza, qualità degli spazi pubblici e benessere del verde.
Nel giardino privato questo tema riguarda soprattutto le illuminazioni scenografiche sempre accese: fare attenzione a dove si orientano i proiettori, limitare gli orari di funzionamento, abbassare l’intensità quando possibile significa offrire alle piante una notte più “vera” e, allo stesso tempo, ridurre i consumi energetici.


Nel progettare nuovi impianti conviene quindi scegliere luci calde, apparecchi schermati, intensità ridotte e, soprattutto, evitare di “inondare” direttamente le chiome. Una buona progettazione della luce è parte integrante della progettazione del verde urbano e privato: lasciare spazio al buio, quando serve, è un modo concreto per prenderci cura degli alberi e delle città in cui viviamo.
