Estetica e Potere: Il Trionfo del Giardino all’Inglese

Estetica e Potere: Il Trionfo del Giardino all’Inglese

Parliamo ancora di Giardini storici per analizzare brevemente la transizione tra gli stili, cosiddetti, “all’italiana” e “alla francese” a quello “all’inglese”.

Il paesaggio dei giardini europei subì una trasformazione radicale a partire dalla seconda metà del Settecento, passando dal tradizionale giardino geometrico, diffuso dall’Italia, allo stile paesaggistico, noto come giardino all’inglese. Questa evoluzione fu guidata da una complessa combinazione di fattori culturali, estetici e politici.

Lo stile dalle forme regolari e geometriche (aiuole quadrangolari e viali rettilinei) fu progressivamente giudicato noioso e monotono. Il nuovo stile inglese mirava a imitare il paesaggio naturale, sostituendo le forme regolari con quelle irregolari, presentando prati ondulati, boschetti e stagni. L’obiettivo era farli apparire come spazi creati dalla opera sapiente della natura e del tempo, nonostante fossero perfettamente progettati dall’uomo. Questo modo di comporre il verde era percepito come meno impositivo, più naturale e, in definitiva, più moderno.

Questa nuova estetica fu sostenuta dalle idee del filosofo e scrittore Jean-Jacques Rousseau, il quale contrapponeva la sacralità della natura all’artificialità della società contemporanea.

La diffusione della moda paesaggistica è legata alla prorompente ascesa dell’Inghilterra in campo internazionale e nacque come una tendenza delle famiglie aristocratiche inglesi.

In Europa, la diffusione fu accelerata dal patronato regale. Maria Antonietta, regina di Francia, fu una paladina di queste idee innovative, richiedendo la totale trasformazione del giardino annesso al Petit Trianon a Versailles. Sua sorella, Maria Carolina, regina di Napoli e Sicilia, seguì l’esempio, realizzando il romantico Giardino Inglese a Caserta. Tra le due sorelle si accese una vera e propria gara per realizzare il miglior giardino in questo nuovo stile.

Mentre il giardino regolare e geometrico (di cui quello di Caserta costituiva un apice) aveva simboleggiato il dominio geometrico dello spazio come espressione di regalità e controllo, il passaggio all’inglese fu alimentato da un gusto che riteneva il vecchio stile noioso e cercava un’estetica che glorificasse la natura.

Il cambiamento segnò il passaggio da una concezione di dominio assoluto e artificialità effimera (paragonabile a una “scultura di ghiaccio perfettamente scolpita”) a una “riserva naturale idealizzata” che celebra la forza e la spontaneità della natura, pur restando attentamente orchestrata dall’uomo.